Le spiagge più belle dell’Albania: dieci calette che valgono il viaggio
L’Albania ha smesso da un pezzo di essere il segreto di qualcuno. Nel 2025 ha superato i dodici milioni di visitatori stranieri, e in agosto la Riviera fra Valona e Saranda è affollata quanto il Salento. Eppure basta spostarsi di venti minuti, o scendere a piedi per mezz’ora, per ritrovarsi su una spiaggia dove ci […]
L’Albania ha smesso da un pezzo di essere il segreto di qualcuno. Nel 2025 ha superato i dodici milioni di visitatori stranieri, e in agosto la Riviera fra Valona e Saranda è affollata quanto il Salento. Eppure basta spostarsi di venti minuti, o scendere a piedi per mezz’ora, per ritrovarsi su una spiaggia dove ci sono dieci persone in tutto. La differenza fra le due Albanie non è il periodo dell’anno: è quanto sei disposto a camminare.
Questa è una guida alle dieci spiagge che secondo me giustificano il viaggio, dal nord sabbioso alle calette di ghiaia bianca del sud, con le informazioni pratiche che di solito mancano: com’è la strada, dove si parcheggia, quanto costa un ombrellone e cosa aspettarsi una volta arrivati.
Nord: la sabbia vera
Rana e Hedhun
Si chiama “sabbia gettata” ed è esattamente quello che sembra: una duna che si arrampica sul fianco della collina fino a ottanta metri di altezza, a quattro chilometri da Shëngjin. È classificata come monumento naturale e non somiglia a nient’altro in Albania.
Da maggio 2025 c’è la strada panoramica Shëngjin-Velipojë, quindici chilometri che hanno ridotto il tragitto da un’ora e venti a circa venti minuti, con un belvedere affacciato proprio sulla duna. Attenzione però: la strada regala la vista, non l’accesso diretto alla sabbia. L’ultimo tratto verso la spiaggia è sabbioso e ogni estate qualcuno ci insabbia l’auto. Parcheggia dove finisce il fondo solido e fai gli ultimi metri a piedi lungo la battigia. Ci sono bar ogni trecento metri circa e i prezzi sono ancora quelli di dieci anni fa sulla Riviera: cinque euro per due lettini e ombrellone non è raro.
Gjiri i Lalzit
Il golfo di Lalzi è la spiaggia dei tiranesi: sabbia larga e chiara, pineta alle spalle, fondale che degrada piano ed è perfetto con i bambini. Si trova a nord di Durazzo, poco più di venti chilometri dall’aeroporto di Tirana, ed è la scelta logica se atterri nel pomeriggio e vuoi il mare entro sera.
È anche la zona più costruita della lista, con resort veri e settori di spiaggia gestiti. I lettini costano poco, intorno ai 500 lek per due nei giorni feriali e il doppio nel fine settimana. Il rovescio della medaglia lo dicono le recensioni con onestà brutale: in alcuni tratti la pulizia lascia a desiderare, e fuori dalle aree gestite si trova rifiuti. Scegli un settore organizzato e il problema si risolve.
La Riviera: ghiaia bianca e acqua impossibile
Dhërmi e Drymades
Dhërmi è la spiaggia cartolina dell’Albania e, inevitabilmente, quella dove si concentra tutto: hotel, beach club, musica, cantieri. Cinque chilometri di costa, ghiaia bianca finissima, acqua di un azzurro che sembra ritoccato. Drymades, subito a nord, è la sorella più tranquilla, con pini e ulivi che arrivano quasi sull’acqua.
Due avvertenze pratiche. La prima riguarda i parcheggi: sono informali, finiscono entro metà mattina in alta stagione e qualcuno ti chiederà 500 lek o cinque euro per uno spiazzo sterrato. La seconda riguarda i prezzi: nei club principali un set di lettini può arrivare a 2.000 o 4.000 lek, mentre nei tratti più defilati si scende a 1.000. Molti locali regalano i lettini a fronte di una consumazione minima, quindi vale la pena chiedere prima di sedersi.
Gjipe
Gjipe è la spiaggia che tutti vogliono e che metà delle persone non raggiunge. Sta alla foce di un canyon, fra Dhërmi e Vuno, e ci si arriva svoltando dalla SH8 su una stradina stretta a una corsia che finisce in uno spiazzo di terra battuta. Da lì si scende a piedi nel canyon: da venti a quaranta minuti all’andata, decisamente di più al ritorno, perché è tutta salita e d’estate fa caldo. Scarpe chiuse, non infradito.
Il parcheggio costa intorno ai 400 o 500 lek. In spiaggia trovi due chioschi che vendono soprattutto bibite, qualche ombrellone intorno ai dieci euro e un campeggio che funziona ancora. Chi non se la sente di camminare può arrivare in barca da Himara, con un taxi del mare intorno ai venti o trenta euro a tratta. Vale la fatica: è una delle poche spiagge del Mediterraneo dove alle sette di sera non c’è più quasi nessuno.
Livadh
Se Gjipe è la spiaggia da conquistare, Livadh è quella comoda. Dieci minuti da Himara, strada asfaltata che ora corre lungo tutta la spiaggia, parcheggi liberi in più punti, un chilometro e mezzo di ghiaia fine con qualche tratto sabbioso a nord. È frequentata ma mai soffocante, e il lato sud resta tranquillo anche ad agosto. I lettini stanno fra i 1.000 e i 2.000 lek e ci sono ancora ampi tratti liberi. Per una famiglia che vuole mare bello senza complicazioni, è probabilmente la scelta migliore di tutta la Riviera.
Llamani
Cinque minuti a sud di Himara, una caletta raccolta che si apre dopo una discesa ripida dalla statale, riconoscibile dai due bunker abbandonati vicino al bivio. L’acqua è splendida e il posto è piccolo, il che crea il problema: in alta stagione è praticamente tutto occupato dai locali che affittano lettini, e il parcheggio “gratuito” in realtà è riservato a chi consuma. I prezzi segnalati dai visitatori sono i più alti e i più incoerenti della zona, con richieste che vanno dai venti ai sessanta euro a seconda della postazione. Vacci presto la mattina, chiedi il prezzo prima di appoggiare l’asciugamano e controlla lo scontrino.
Sud: le calette che si meritano
Krorëz
Qui la strada semplicemente non c’è. Krorëz è un chilometro di sabbia grossa e ciottoli diviso da un costone, con tre o quattro baracchini che aprono d’estate, e si raggiunge in due modi: in barca da Saranda o Ksamil, con escursioni fra i venti e i trenta euro che di solito danno tre ore a terra, oppure a piedi, con circa tre chilometri di sentiero dall’alto. Quando i gommoni ripartono nel tardo pomeriggio, resta il silenzio.
Kakome
Kakome è la notizia dell’anno, e merita di essere raccontata. Per ventidue anni la baia è rimasta chiusa da un cancello di ferro e da una recinzione, in virtù di una concessione novantanovennale firmata nel 2004 per un resort da settanta milioni di euro che non è mai stato costruito. Nel giugno 2026 il cancello è stato rimosso e i residenti di Nivica hanno abbattuto quel che restava del muro. Da allora la spiaggia è tornata accessibile.
Si trova a una dozzina di chilometri a nord di Saranda, con una discesa asfaltata dalla statale. Non aspettarti servizi: ci sono i resti delle vecchie strutture e poco altro. La situazione giuridica della proprietà non è risolta, quindi prima di partire conviene verificare che l’accesso sia ancora libero.
Pulëbardha
La “spiaggia del gabbiano” sta fra Saranda e Ksamil e non si vede dalla strada. Si lascia l’asfalto, si percorre un tratto sterrato sulla scogliera, si parcheggia in alto pagando circa 400 lek e si scendono all’incirca cinquecento gradini fra pietra, terra e scalini di legno. Dieci o quindici minuti in discesa, parecchio impegnativi in salita, soprattutto a mezzogiorno. Sotto trovi ghiaia fine, un ristorante, un bar e lettini intorno ai 2.000 lek per due. È la versione in miniatura e più selvaggia di Ksamil, a pochi minuti di distanza.
Ksamil
Ksamil è bellissima e va detto anche il resto: tremila abitanti che d’estate ospitano oltre diecimila visitatori al giorno. La sabbia è bianca e finissima, le isolette davanti alla costa si raggiungono a nuoto da alcuni tratti, e in bassa stagione, a giugno o a settembre, il posto è davvero all’altezza della sua fama. In pieno agosto è un’altra cosa. Il parcheggio parte da 500 lek, i lettini oscillano molto, da circa 1.000 a 4.000 lek secondo la posizione. Consiglio pratico: dormi a Saranda, arriva a Ksamil verso le sedici, quando i pullman ripartono, e resta per il tramonto.
Cosa dice la legge sugli ombrelloni
Vale la pena saperlo, perché pochi lo sanno. La normativa albanese impone che almeno il trenta per cento della costa resti libero, cioè trecento metri liberi ogni mille, con servizi igienici e accesso garantito. Da gennaio 2026 i comuni devono inoltre fissare prezzi massimi per ombrelloni e lettini nelle rispettive zone: a Himarë il tetto è di 200 o 300 lek per ombrellone, a Valona 700 lek per ombrellone e due lettini, a Lezhë mille lek. Confronta questi numeri con quelli che ti chiederanno a Dhërmi o a Llamani e capirai perché in Albania si discute tanto di spiagge. Se il prezzo ti sembra fuori scala, puoi legittimamente chiedere il listino.
Noleggiare l’auto: la parte che decide la vacanza
Nessuna delle spiagge di questa lista, tranne Ksamil, è servita decentemente dai mezzi pubblici. Gli autobus per Dhërmi fermano sulla statale, due chilometri e mezzo sopra la spiaggia, e per Gjipe, Pulëbardha o Livadh non esiste alternativa all’auto. Chi arriva in traghetto da Bari o Brindisi porta la propria macchina e ha risolto il problema. Chi atterra a Tirana deve noleggiare.
Qui conviene sapere due cose. La prima è che le compagnie albanesi indipendenti costano quasi la metà delle catene internazionali: confrontando l’offerta del noleggio auto in Albania si trovano utilitarie da circa sette a dodici euro al giorno in bassa stagione, spesso con consegna gratuita all’arrivo dell’aeroporto di Tirana, cauzione bassa o nulla e senza obbligo di carta di credito, che è il motivo per cui ogni estate qualcuno resta a piedi al banco. La seconda riguarda la polizza: quasi tutti i contratti escludono i danni subiti su strade non asfaltate, e gli accessi a Gjipe, Pulëbardha e Bovilla sono esattamente questo. Chiedi esplicitamente cosa copre l’assicurazione e prendi un’auto con un minimo di altezza da terra se hai in programma le calette più selvagge.
Ultimo consiglio, valido ovunque sulla Riviera: parti presto. Alle nove di mattina i parcheggi sono liberi, l’acqua è ferma e la luce sulla ghiaia bianca è la ragione per cui hai fatto tutta questa strada.