Dura vita per gli stabilimenti balneari, tra il “rischio Bolkestein” e l’erosione delle spiagge

Spiaggia Li Junchi - Badesi - Sardegna
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Chi di noi appassionati di spiagge e di mare non ha mai sentito parlare della direttiva Bolkestein, anche più brevemente e sinistramente nota come la Bolkestein a proposito di stabilimenti balneari? L’applicabilità di questa direttiva agli stabilimenti balneari è al centro di un annoso ed acceso dibattito ancora in corso.

La questione non è chiarissima, vediamo in che termini si articola.

La c.d. Bolkestein è una direttiva dell’Unione Europea, più precisamente la n. 2006/123/CE, finalizzata a favorire la libertà e l’integrazione dell’offerta di servizi all’interno dell’Unione Europea.  In pratica: la direttiva punta a realizzare la piena libertà di stabilimento e la libera circolazione dei prestatori di servizi all’interno dell’Unione, in quanto tali libertà sono fondamentali diritti di tutti i cittadini europei e realizzano i presupposti per un efficiente mercato comune (da cui derivano, teoricamente, anche un incremento dei livelli occupazionali e, quindi, del reddito a livello europeo).

Insomma, il principio è che qualsiasi cittadino europeo deve potersi stabilire ed esercitare la propria attività nel campo dell’offerta ed erogazione di servizi in qualsiasi parte del territorio dell’UE.

E qui viene il bello. Molte categorie di prestatori di servizi operano a fronte di affidamento in concessione, o di licenza (dipende dal contesto) da parte dei singoli Stati membri (o loro enti locali: Regioni, Comuni ecc.); è il caso, ad esempio, di categorie come i tassisti ed i venditori ambulanti (anche in questi ambiti sono sorte e sussistono ampie discussioni).  Per realizzare il diritto alla libera circolazione e alla libertà di stabilimento (non nel senso balneare del termine, in questo caso) all’interno del territorio dell’Unione Europea si rende necessario adottare criteri di mercato per l’assegnazione, e quindi anche per il rinnovo, delle concessioni/licenze. Ovvero, poiché il numero delle concessioni è necessariamente limitato, le concessioni o le licenze esistenti devono essere attribuite in base a criteri competitivi, come ad esempio il concorso e la gara pubblica (gare d’appalto), quindi sottratte al meccanismo del rinnovo automatico tanto caro a chi risulta già assegnatario.

Veniamo quindi ai cosiddetti “balneari”. Le spiagge appartengono al demanio pubblico (e, precisamente, al demanio marittimo) e il conduttore di uno stabilimento balneare opera in regime di concessione demaniale. Egli è, in altri termini, concessionario, da parte dello Stato italiano, di un bene (la spiaggia) affinché se ne prenda cura e lo renda disponibile alla collettività per la fruizione di servizi alla balneazione. Il cosiddetto servizio spiaggia, ovvero: il noleggio di ombrelloni, lettini, sdraio, cabine ecc., viene dunque erogato sulla base di una concessione demaniale. Quanto dura una concessione demaniale? Dipende. Per le concessioni demaniali marittime per le utilizzazioni turistico-ricreative (è il nostro caso)  il richiedente può proporre una qualsiasi durata della concessione, fino ad un massimo di 20 anni (l’amministrazione valuterà la congruità e la compatibilità della richiesta). Indipendentemente dalla durata, cosa avviene alla scadenza della concessione? Attualmente, il nostro ordinamento ne prevede il rinnovo automatico, generalmente in favore del concessionario uscente e, dunque, sempre nei confronti della medesima impresa.

Chiaro che questo regime verrebbe totalmente sconvolto dall’applicazione della direttiva Bolkestein all’ambito dei servizi alla balneazione.

Veniamo quindi  al nocciolo della questione: la direttiva Bolkestein è applicabile anche al settore dei servizi alla balneazione, ovvero agli stabilimenti balneari?

In senso affermativo si pronunciano coloro che criticano da tempo il settore dei gestori in concessione degli stabilimenti balneari. Molte sono in realtà le voci critiche rispetto all’attuale sistema delle concessione agli stabilimenti balneari; tra le critiche spicca quella della Federazione dei Verdi secondo cui, in estrema sintesi, nell’attuale sistema delle concessioni in Italia, i gestori di stabilimenti balneari pagherebbero molto poco allo Stato in conto canone per le concessioni, mentre otterrebbero in cambio notevoli possibilità di guadagno; comportandosi per altro da “padroni” delle spiagge stesse poiché spesso ne limitano, attraverso muri e recinzioni, il libero accesso alla battigia da parte dei cittadini.

Secondo i critici, la direttiva Bolkestein sarebbe una mano santa per garantire ricambio e qualità nel mondo dei servizi alla balneazione, grazie all’affermazione di logiche di mercato e al meccanismo della gara pubblica, eliminando così odiose rendite di posizione e ingiusti privilegi.

Gli operatori e le associazioni che rappresentano i balneari, per contro, sostengono che l’attuazione della Bolkestein comporterebbe l’intervento di grandi aziende e gruppi  internazionali che snaturerebbero la tipicità degli stabilimenti balneari privando il nostro territorio di una importante connotazione tradizionale.

Altro forte motivo di protesta dei concessionari è quello che riguarda il mancato riconoscimento degli sforzi e degli investimenti fatti negli anni per tutelare e salvaguardare le nostre spiagge e coste dal fenomeno dell’erosione (Leggi il nostro articolo: Allarme erosione spiagge italiane 2018).

Inoltre, andrebbe presa in considerazione anche una forte componente di rischio socio-economico, in quanto dall’applicazione della Bolkestein deriverebbe la potenziale  perdita di fonti di sostentamento per 30.000 famiglie italiane che gestiscono, con imprese familiari o quasi, gli stabilimenti balneari titolari di concessione demaniale.

In favore della posizione di questi ultimi è il Sig. Frederik Frits Bolkestein in persona, ex commissario europeo per il Mercato interno – che ha dato il proprio nome alla direttiva europea. L’arzillo vecchietto olandese (oggi ha 85 anni) durante un suo intervento nell’aula dei Gruppi parlamentari lo scorso aprile ha così sentenziato:

Le concessioni balneari sono beni e non servizi, la direttiva non è applicabile

Chi ha ragione? Non spetta a noi dirlo, quello che ci preme è rappresentare le ragioni degli uni e degli altri, e di riportare le più recenti evoluzioni su questa tematica.

Al momento della redazione di questo articolo, martedì 18 dicembre 2018, in Senato è stata appena raggiunta un’intesa per escludere i balneari dall’applicazione della direttiva Bolkestein per i prossimi 15 anni.

“Abbiamo raggiunto un primo obiettivo, fondamentale, in quanto ci consentirà di lavorare ancora meglio per trovare una soluzione definitiva e permetterà ai balneari di programmare le loro attività e fare gli investimenti che meritano.” – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio.

Tutt’altro che entusiasta è Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente: “È una scappatoia che di certo non interviene per risolvere i problemi del settore. Quello che serve è una riforma che dia davvero certezze a chi lavora in questo settore, che possa scommettere sulla qualità dell’offerta. Non è con le scappatoie che si risolvono i problemi aperti con la Direttiva Bolkestein”.

 

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